Articoli di Giovanni Papini

1905


in "Schermaglie":
I confonditori del Pragmatismo

Pubblicato su: Leonardo, anno III, fasc. 18, p. 191
Data: ottobre-dicembre 1905




pag. 191



   A dispetto delle inquiete cure dell'amico Mario Calderoni, aristotelico amante delle distinzioni e delle chiarificazioni, si continuano a intorbidare, non so a vantaggio di quali pescatori, le acque del Pragmatismo.
   La confusione più terribile viene del campo cristiano. I pensatori più avanzati del mondo cattolico non hanno ancora dissociato abbastanza bene, nella loro testa, il Pragmatismo dalla Filosofia dell'Azione o della Immanenza che sia. Queste due filosofie hanno, indubbiamente, delle relazioni, ma delle relazioni più che altro cronologiche e morali. La Filosofia dell'Immanenza (Blondel, Laberthonnière ecc.) è venuta fuori quasi contemporaneamente al Pragmatismo ed ha parlato, come questo, di azione. Ma ciò non vuol dire che siano quasi la stessa cosa e che i loro fini sian gli stessi.
   Eppure il nostro Don ROMOLO MURRI intitolava un suo articolo nella Cultura Sociale (I novembre) Immanenza e Pragmatismo e non sembrava accorgersi che ci fosse fra le due cose molta differenza, tanto che combattendo l'immanentista Bonajuti si appellava al razionalista Croce, dicendo che se il Papini aveva combattuto la logica di questi in nome del Pragmatismo non bisogna credere che questo sia il solo rappresentante della modernità filosofica.
   Ma chi ha detto mai al Murri, che noi teniamo a vestire coll'ultima moda? Non abbiamo forse indicate noi stessi (vedi Leonardo, aprile) le fonti antiche e moderne del Pragmatismo?
   L'importante non è che il Pragmatismo sia moderno ma che sia utile, e perciò che non divenga vittima di abbracci troppo calorosi o di matrimoni compromettenti.
   Lo stesso bisognerebbe dire a M. BERNARD DE SAILLY, il quale cercando di sceverare gli Ingredients de la Philosophie de l'action (nel numero di novembre degli Annales de Philosophie Chretienne, pp. 180-195) fa tutt'una cosa dell'Immanenza, dell'Umanismo, della Philosophie Nouvelle, del Pragmatismo, e presenta M. BLONDEL e W. JAMES, MILHAUD e SCHILLER, BOUTTOUX e PO1NCARÈ, la Revue de Metaphysique et de Morale e il Leonardo, come se andassero tutti per una stessa strada. Io ho sempre un po' di rispetto per la camaraderie, ma qui mi sembra che si cominci a trasmodare. Per far andar d'accordo tutte codeste teorie e tutta codesta gente bisogna ricorrere a delle formule così generali (lotta contro l'intellettualismo, attività dello spirito ecc.) che non legano più. Blondel può essere. un grandissimo filosofo ma quali sono i suoi punti di contatto, ad esempio, col Mach, che pure è un Pragmatista di prima classe? Non è probabile che queste teorie potranno aiutarsi meglio tra loro se non saranno tanto legate e confuse insieme?


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